Qualità Toscana

Attrattive

Quattro mori

Epoca e stile:

1595 - 1626
La statua in marmo di Ferdinando II fu eseguita tra 1595 e 1599 a Carrara e giunse a Livorno per mare nel 1601. Le prime due statue in bronzo dei mori giunsero a Livorno da Firenze, dove erano state fuse, nel 1623, le altre due nel giugno 1626.
Stile: L’iconografia degli schiavi incatenati deriva dalla classicità. Il Marchi fa notare che il Tacca, autore dei “Mori”, era stato assistente del Giambologna per l’erezione del monumento a Enrico IV a Parigi, distrutto durante la Rivoluzione, e che sfruttava lo stesso motivo.

 

Autore:

La statua del Granduca è opera di Giovanni Bandini (Firenze 1540 - 1598/9) detto anche Giovanni dell’Opera in quanto marmista presso l’opera di Santa Maria del Fiore a Firenze. I “Mori” sono opera di Pietro Tacca (Carrara 1577 - Firenze 1640).

 

Descrizione del bene:

Sopra uno zoccolo si erge la statua marmorea di Ferdinando I, raffigurato con l’uniforme di Gran Maestro dei Cavalieri di Santo Stefano. Ai suoi piedi si possono ammirare quattro statue bronzee raffiguranti quattro prigionieri incatenati che, per la tormentata torsione dei loro corpi, contrastano con l’aspetto freddo e distaccato del granduca. I “Mori” si caratterizzano per la plasticità e la perfezione dello studio anatomico. La naturalezza delle loro forme faceva dire al Piombanti: “tu non le diresti di duro bronzo formate, ma sì d’umana carne tinta col colore del bronzo”.
Il monumento ha chiari intenti celebrativi dell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano che, fondato nel 1561 da Cosimo I, dedicò la propria attività a liberare i mari mediterranei dalle insidie dei pirati turchi.

 

Motivi di interesse:

Si tratta del monumento più noto di Livorno. Collocato all’ingresso della città, dove sorgeva la porta Colonnella, ha sempre costituito nell’immaginario collettivo il simbolo di Livorno.

Curiosità:

Si dice che il primo dei “Mori” a sinistra sia Morgiano, un prigioniero che Pietro Tacca conobbe e ritrasse nel “Bagno” livornese in cui si era recato per fare studi sull’anatomia dei carcerati.

Cenni storici:

La commissione del monumento partì dallo stesso Granduca Ferdinando e alla sua morte (1609) il progetto fu attuato in suo onore dal figlio Cosimo II. Dopo essere stata circa sedici anni nella piazzetta della darsena, la statua del Granduca fu posta sul suo piedistallo il 29 maggio 1617. L’idea dei “Mori” ai suoi piedi venne probabilmente proprio a Ferdinando anche se fu messa in pratica solo dopo la sua morte. Il Tacca al quale fu affidata l’opera, dopo aver proposto, senza successo, di fare lui stesso una statua raffigurante la religione di Santo Stefano in sostituzione di quella del Granduca, si dovette accontentare di dar vita a queste quattro statue che fece fondere a Firenze nell’officina di Borgo Pinti e che giunsero a Livorno, attraverso l’Arno, su larghe chiatte.
Alla fine del XVIII sec. il generale Miollis, conduttore dei Repubblicani francesi a Livorno, denunciò il monumento come un insulto all’umanità e propose la sostituzione della statua di Ferdinando con quella della libertà che soggioga i quattro vizi. Per alcuni mesi la statua fu tolta dal suo piedistallo e lasciata alle barbarie di ogni malintenzionato, per poi essere nuovamente ricollocata al suo posto dopo la fuga dei Francesi (23 luglio 1799).
In questa occasione la statua del Granduca fu depredata di alcuni ornamenti in bronzo consistenti in un turbante, un arco, turcasso e scimitarra, fusi nel 1622 da Taddeo di Michele su disegno del maestro Pietro Tacca, e collocati sullo zoccolo.
Il Tacca aveva inoltre predestinato ad essere collocate ai lati del monumento due fontane in bronzo che, realizzate, restarono a Firenze in Piazza SS. Annunziata. Attualmente se ne possono vedere le due copie in Piazza Colonnella.
Originariamente il monumento si ergeva di circa 20 metri più vicino al porto. Se ne modificò la posizione nel 1888, quando ne fu ingrandita la base ed allargato il perimetro dei cancelli.

 

 


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Tipo

Monumento